L’aumento dei costi energetici, l’incertezza dei mercati e la crescente pressione normativa in tema di sostenibilità stanno spingendo molte imprese a rivedere il proprio approccio all’energia. In questo contesto, l’energia condivisa tra aziende rappresenta una delle soluzioni più interessanti per combinare riduzione dei costi, stabilità nel medio-lungo periodo e miglioramento delle performance ESG. Modelli come l’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche B2B consentono infatti a più imprese di produrre, condividere e consumare energia rinnovabile in modo coordinato, superando i limiti del singolo impianto aziendale.
Cos’è l’autoconsumo collettivo / comunità energetica per imprese
L’autoconsumo collettivo per imprese è un modello che permette a più soggetti economici di condividere l’energia prodotta da uno o più impianti rinnovabili, generalmente fotovoltaici, collegati alla stessa cabina primaria o area geografica definita dalla normativa. Quando questa collaborazione assume una struttura più articolata e formalizzata, si parla di comunità energetica rinnovabile (CER) in ambito B2B.
Dal punto di vista normativo, il quadro di riferimento è definito dalla direttiva europea RED II e dal recepimento italiano, che ha introdotto regole chiare su configurazioni, soggetti ammessi e meccanismi di incentivazione. Le imprese partecipanti restano giuridicamente autonome, ma condividono una parte dell’energia prodotta, beneficiando di incentivi sull’energia autoconsumata virtualmente.
Questo modello sta crescendo perché risponde a esigenze concrete del tessuto produttivo: non tutte le aziende dispongono di superfici adeguate per installare un impianto fotovoltaico, né hanno profili di consumo tali da massimizzarne l’efficienza in autonomia. La condivisione dell’energia consente di superare questi vincoli, rendendo accessibile la transizione energetica anche a PMI e realtà industriali inserite in contesti produttivi complessi. Per un approfondimento normativo e operativo, è possibile fare riferimento anche ai contenuti dedicati alle comunità energetiche già disponibili sul sito EDP Italia.
Vantaggi e criticità per le imprese partecipanti
Una delle principali motivazioni che spinge le imprese verso l’energia condivisa è la possibilità di ottimizzare i costi di investimento e di esercizio, grazie alla condivisione delle risorse produttive. Le soluzioni di autoconsumo collettivo consentono di dimensionare l’impianto in funzione dei fabbisogni aggregati e di ripartire l’energia prodotta in base alle quote concordate tra i partecipanti, riducendo l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi dell’energia acquistata dalla rete.
Questo approccio si integra bene con altre opportunità disponibili per le imprese che investono nel fotovoltaico. Ad esempio, gli incentivi dedicati al fotovoltaico per aziende nel 2025, come il credito d’imposta e i contributi PNRR, aiutano a ridurre il costo netto di impianti e sistemi di accumulo, accelerando i tempi di rientro dell’investimento anche in configurazioni collettive.
Inoltre, la partecipazione a una comunità energetica migliora il profilo ESG dell’impresa, con benefici tangibili in termini di reputazione e trasparenza negli stakeholder reporting. La condivisione di energia rinnovabile contribuisce infatti alla riduzione delle emissioni di CO₂ e può essere integrata nei bilanci di sostenibilità aziendali.
Le criticità principali sono di natura amministrativa e gestionale: definire regole di governance, ripartizione delle quote e modalità di rendicontazione richiede un livello di coordinamento interno. Anche la conformità agli obblighi normativi può risultare più complessa senza il supporto di un partner tecnico specializzato, soprattutto per quanto riguarda l’adeguamento alle regole sul riconoscimento dell’energia condivisa e ai requisiti tecnici per l’accesso agli incentivi.
Requisiti per partecipare: superficie, quote, consumo, tipo di impresa
Per partecipare a un progetto di autoconsumo collettivo o a una comunità energetica B2B, è fondamentale analizzare alcuni elementi chiave, tra cui superficie disponibile, profilo di consumo e dimensionamento delle quote di energia. Le aziende che traggono maggior vantaggio da questi modelli sono tipicamente quelle con consumi elevati e stabili, come realtà manifatturiere, logistiche o poli artigianali, dove è possibile distribuire in modo efficiente l’energia prodotta tra i membri.
Le quote di partecipazione sono solitamente definite in relazione ai consumi effettivi o alle esigenze energetiche previste per ciascuna impresa; una pianificazione accurata evita squilibri di produzione e consumo, assicurando che l’energia condivisa sia utilizzata in modo ottimale. Un’attenta analisi dei profili di consumo consente anche di sfruttare al meglio le opportunità legate agli incentivi per il fotovoltaico per PMI: nella guida dedicata, EDP Italia evidenzia come questi strumenti, contributi a fondo perduto, bandi PNRR e crediti d’imposta, possano ridurre significativamente i tempi di rientro dell’investimento e aumentare la sostenibilità economica del progetto condiviso.
Per alcune imprese, la partecipazione a una comunità energetica può non richiedere grandi superfici individuali, perché la produzione è aggregata e ripartita in base a regole condivise: ciò consente anche alle PMI con spazi limitati di beneficiare dell’energia rinnovabile generata collettivamente.
Come avviare un progetto reale: passaggi con EDP Italia
Per trasformare l’idea di energia condivisa tra aziende in un progetto operativo, è essenziale seguire un processo chiaro e strutturato. EDP Italia supporta le imprese in tutte le fasi, a partire da una consulenza strategica che valuta consumi, quote di partecipazione e fattibilità tecnica. In questa fase si definisce anche il profilo dei partner e si verifica come il progetto possa integrarsi con tecnologie come fotovoltaico e sistemi di accumulo, ottimizzando la produzione e l’autoconsumo collettivo.
Particolarmente utile è la valutazione dei modelli contrattuali disponibili per l’approvvigionamento energetico aziendale. Ad esempio, i Power Purchase Agreement (PPA) permettono alle imprese di accedere a energia verde a condizioni stabili per periodi pluriennali, garantendo prevedibilità dei costi e supporto al profilo ESG. La guida di EDP Italia ai PPA per aziende descrive le diverse tipologie contrattuali (onsite, offsite, virtuale) e come queste possono essere integrate in progetti più complessi di energia condivisa.
Una volta definito il progetto, EDP può assistere nella progettazione, installazione e messa in esercizio dell’impianto fotovoltaico condiviso, nonché nella gestione operativa e nell’accesso agli incentivi disponibili. Questo approccio end-to-end permette di affidare a un unico interlocutore competenze tecniche, normative e amministrative, semplificando l’avvio e il monitoraggio del progetto.
Case-study ipotetico: 3–5 PMI che condividono 100 kWp
Per comprendere meglio il potenziale dell’energia condivisa tra aziende, immaginiamo un caso ipotetico in cui 3–5 PMI situate nello stesso polo produttivo realizzano un impianto fotovoltaico da 100 kWp. L’energia prodotta viene condivisa in base ai profili di consumo, consentendo a ciascuna impresa di coprire una quota significativa del proprio fabbisogno annuale.
Il risultato è una riduzione dei costi energetici rispetto all’acquisto tradizionale dalla rete, una maggiore prevedibilità della spesa e un miglioramento misurabile dell’impatto ambientale. In termini ESG, il progetto contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO₂ e rafforza la rendicontazione di sostenibilità delle imprese coinvolte, con benefici reputazionali e competitivi nel medio periodo.
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Energia condivisa tra più aziende: come funziona